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"ho visto il disegno di un albero di pesco e la mia vita è cominciata"

storia di un'artista quasi per caso

La scintilla che ha innescato in me il bisogno, più che il desiderio, di fare l'artista è stata la visione del disegno di un albero di pesco realizzato da mia madre. Avevo otto anni ed è stata una vera
folgorazione.

Ho passato l'infanzia disegnando di tutto e ovunque, per me e per i miei compagni di classe. A scuola, dalle elementari fino alle superiori, ero quella che disegnava su borse e zaini i personaggi di Lupo Alberto. A quattordici anni, finite le scuole dell'obbligo, avrei voluto studiare in un Liceo Artistico per poi andare all'Accademia di Belle Arti, ma non trovai l'appoggio di mamma e papà che consideravano tale scelta poco
proficua.

"parto per Londra, vado a fare l'artista"

Durante gli anni dell'università frequento intensamente gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Perugia. Anche se vissuta di riflesso, tale frequentazione è divenuta la mia prima scuola d'arte. Chiedevo tutto a tutti, sempre, ogni giorno, ogni momento. Avevo una voracità e una voglia di imparare senza fine.

Così, esaudito il desiderio dei genitori prima conseguendo la maturità classica e poi laureandomi in Scienze della Comunicazione a Perugia, nel finire del millennio decido di partire per Londra per inseguire il mio sogno di diventare e fare l'artista.

"i ritratti sono simboli"

ogni volto è uno specchio in cui riflettersi

Muoversi in una grande metropoli e incrociare ogni giorno centinaia, migliaia di persone di tutte le razze, di tutte le età, di tutte le estrazioni sociali è come una danza vertiginosa. I visi sono una fonte inesauribile di
ispirazione.

Nei primi anni di vita londinese il mio sguardo si è posato su alcuni volti dove ho proiettato me stessa. Ogni ritratto segna stati d'animo, idee ed esperienze vissute in questa intensa città. "Ebe" è un ritratto dove, con l'uso di tutto lo spettro dei colori e della posa sfrontata, ho voluto rappresentare la potenza e la prepotenza
della gioventù.
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"poi succede qualcosa e il mio sguardo si sposta dentro di me"

La permanenza in questa metropoli così diversa dai miei luoghi natali, le esperienze di lavoro prima come archivista, poi come manager in un lussuoso negozio di fiori a Notting Hill, poi ancora l'insegnamento nel ghetto di New Cross in cui mi avvicino alla cultura nera, i collettivi in spazi occupati dove artisti di ogni tipo si mescolavano in una "contaminazione tridimensionale" continua, e poi ancora ore e ore trascorse al British Museum a riprodurre dal vero le opere dei grandi maestri della storia, tutto si muove, tutto cambia e col tutto cambio anch'io.

le introspezioni

invisibili muse appaiono dal profondo del mio inconscio

Mi ritrovo così nel periodo delle introspezioni in cui l'ispirazione non arriva più dal mondo che mi circonda, ma dal mio
mondo interiore.

La carta da pacchi fa da medium tra inconscio e coscienza. In uno stato di trance, il mio corpo e le mie mani tracciano segni su lunghi rotoli di carta da pacchi. Non c'è una volontà precisa, ma un fluire, un lasciarmi andare, un ascolto profondo ed è così che, come se fossero immagini latenti, le forme appaiono sempre più nitide e definite. Con le introspezioni esorcizzo le paure e le angosce mentre lascio al mio corpo, segnato da un incidente d'infanzia, la possibilità di percepire posizioni 
dalle aperture impossibili.
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"disegnando dal vero mantengo un contatto con la realtà"

Mi manca l'Italia, i miei luoghi, la mia lingua, il cibo, il sole e così, dopo dieci anni, lascio Londra per tornare a casa. Ritrovo ispirazione verso l'esterno grazie alle meravigliose montagne, ai prati, alle valli. Inizia il filone dei paesaggi.

Tra l'altro una delle ultime mostre viste a Londra è stata sull'arte cinese la cui cultura invita alla calma, all'equilibrio, alla moderazione. Mentre nel periodo in cui studiavo l'arte rinascimentale italiana "c'era troppo uomo" e predominava su tutto, dalla cultura cinese ho carpito la proporzione tra il tutto e l'essere umano.

paesaggi

camminando col gregge ho riscoperto le mie radici

Tornare a casa, innamorarsi di un pastore transumante e partire col gregge è stata un'esperienza contemplativa e di vita davvero ricca. Staccandomi dalla frenesia, respirando e immergendomi nella natura ho potuto guardarmi intorno e
riposare lo sguardo.

Dipingo le mie montagne come l'albero radica nel suo paesaggio. Osservare la natura rimane per me la miglior via per uscire
dalla gabbia del mentale.
le mie montagne - 148x19vai alla gallery completavideo
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